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Archivio per lo studio delle tradizioni popolari

(1882-1909)

Scheda introduttiva di Ignazio Macchiarella

Archivio per lo studio delle tradizioni popolariPubblicata ininterrottamente, con cadenza trimestrale, dal 1882 al 1909, prima dall’editore Luigi Pedone Lauriel a Palermo, poi da Carlo Clausen a Torino, l’«Archivio per lo studio delle tradizioni popolari» costituisce un vero e proprio caposaldo degli studi demologici italiani, la terza iniziativa assoluta nel campo delle riviste sulle “tradizioni popolari” a livello europeo. Fondata e diretta da Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino, due tra i principali esponenti degli studi folklorici dell’epoca,1 attivamente impegnati nella raccolta dei “canti popolari” (il che, al tempo, voleva dire considerare solo i testi verbali),2 la rivista si proponeva di «illustrare e mettere in evidenza le svariate forme della letteratura orale e le molteplici manifestazioni della vita fisica e morale de' popoli in genere e di quello d'Italia in ispecie».3

Oltre che per i contenuti dei saggi pubblicati, l’«Archivio» costituì un punto di riferimento fondamentale per tutti i folkloristi e gli studiosi locali. I due direttori operarono anche come organizzatori culturali, stimolando la realizzazione di raccolte nelle varie regioni italiane e promuovendo collaborazioni da parte di studiosi locali, sia attraverso questionari e richieste di invio di materiali, sia offrendo direttamente la possibilità di pubblicare delle comunicazioni.

L'importanza della rivista nella cultura italiana del tempo è evidenziata anche dai nomi di alcuni dei collaboratori, come Benedetto Croce, Salvatore di Giacomo, Michele Barbi, Giovanni Giannini, Gaetano Amalfi, Giuseppe Ferraro.

Di norma gli argomenti trattati vengono raggruppati in rubriche intitolate: Novelle, Miti e leggende; Credenze, Superstizioni, Formole, Usi e costumi, Pratiche, Proverbi, Motti, Voci, Lingua popolare, Canti, Poesie, Giuochi, Passatempi, Canti infantili, Indovinelli. La consistenza delle rubriche, comunque, poteva variare da numero a numero.

Molteplici sono gli articoli incentrati su una espressione musicale e ancor più quelli contenenti riferimenti alla presenza della musica e al canto nell’ambito della descrizione di eventi rituali, degli usi e costumi di un paese, di un gruppo sociale e così via. Solo in pochi casi, tuttavia, si trovano specifiche indicazioni sulla componente musicale, talvolta arricchite da abbozzi di trascrizione su pentagramma.

Note


1 Giuseppe Pitrè, medico palermitano, viene solitamente considerato il padre della Demopsicologia italiana (Alberto M. Cirese, Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo, Palumbo, 1973).

2 Si veda al riguardo il saggio di Ignazio Macchiarella, Tracce di pratiche musicali dell’oralità nelle riviste demologiche dei primi decenni del Novecento, Parma, Atti del Convegno di Parma 2008, in corso di stampa.

3 Dalla presentazione del numero I,1, 1882.

 

 

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