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Il pianoforte
(1920-1927)

Scheda introduttiva di Antonella Bartoloni

Il PianoforteLa rivista nasce come organo di stampa della Fabbrica Italiana Pianoforti (FIP)1, il direttore2 responsabile è il critico musicale Guido Maggiorino Gatti, fondatore del periodico e sostenitore convinto della musica moderna.

Il PianoforteLa pubblicazione viene stampata nella tipografia Fedetto di Torino. Il motto «Ascender bramo», che diviene presto il vero programma, non figura in copertina come era consuetudine,  ma nella prima pagina.

Gatti, bravo e lungimirante organizzatore di importanti eventi musicali, la introduce fin dalla prima annata in una rete di cooperazione internazionale a favore della musica coeva, scansando  completamente gli ideali fascisti che segnano profondamente il panorama musicale italiano che ferveva proprio negli anni di vita de «Il pianoforte».
La rivista uscì in un momento in cui ferveva, tra le riviste come «Santa Cecilia», «Musica d’oggi», «La critica musicale», «L’Arte pianistica», un dibattito sulla didattica pianistica, alla quale «Il pianoforte» aderì fin dal primo mese di vita con i contributi critici di Attilio Brugnoli3 , Alceo Toni4, Francesco Balilla Pratella5 .

Il direttore offre così un contraltare all’inflazione di critica impressionistica o puramente “estetica”,  evita di schierare il periodico anche sul piano degli ideali scientifici, ponendolo come terreno neutro di dibattito: basti pensare ai saggi polemici pubblicati integralmente tra Gian Francesco Malipiero6 e Ildebrando Pizzetti7 sul ruolo dell’educazione musicale nei Conservatori e il valore della musica italiana8. Oppure alle accese discussioni sul valore artistico dell’atonalità e della dodecafonia.

Fin dal primo articolo9, dedicato ai lettori, le intenzioni dichiarate sono quelle di indirizzare la rivista verso tutti gli appassionati: dai pianisti, ai musicologi, a chi si accinge a muovere i primi passi nell’apprendimento della tecnica pianistica. Il riferimento allo strumento musicale e alla sua storia ed evoluzione nella prima annata è quasi costante, come il saggio di Giuseppe Radiciotti su G. Rossini pianista e compositore di musica per pianoforte10, e di Domenico Analeona11: Il pianoforte quale precursore e realizzatore orchestrale.

Vengono proposti tre grandi filoni di interesse: oltre all’insegnamento e alla tecnica del pianoforte, la sua letteratura, la costruzione dello strumento e la sua storia, pubblicati attraverso saggi firmati da eminenti musicologi, pianisti, didatti, critici, compositori che all’epoca costituivano il fulcro del didattito critico-musicale: Attilio Brugnoli, Felice Boghen, Alceo Toni, Francesco Balilla Pratella, Giacomo Orefice, Luigi Perrachio, Vittorio De Rubertis,  Arturo Pompeati, Vittorio Gui, Alfredo Bonaccorsi, Mario Soldati, Luigi Parigi, Mario Castelnuovo Tedesco, Arnaldo Bonaventura, Ettore Desderi.

Le rubriche: I consigli dell’accordatore, (presumibilmente redatta a cura di un accordatore della fabbrica di pianoforti) e In modo cromatico (di stampo aneddotico) comparvero solo nel primo anno di vita, a testimonianza di un interesse che si sposta maggiormente dagli aspetti materialmente tecnici dello strumento a quelli musicali nel senso più vasto.

Il PianoforteNel secondo anno il titolo della rivista  cambia in Il Pianoforte: Rivista di cultura musicale.

La pubblicazione si apre così alle più varie trattazioni teoriche, storiche ed estetiche, fornendo ampie informazioni sulla vita e le correnti musicali in campo internazionale.
 Infatti alla fine dell’anno 1920 viene annunciata l’intenzione di prendere in esame altre tematiche:  le analisi delle opere per pianoforte moderno a cura di Luigi Perrachio, i saggi di estetica musicale a cura di Guido Pannain, le analisi di Attilio Cimbro sul sistema atonale. I loro contributi si incontrano nella prima parte della rivista a volte rateizzati lungo i numeri in più saggi.

Vengono pubblicati i profili di musicisti contemporanei italiani e internazionali, con la loro produzione musicale, ricordiamo tra i molti:  Gustav Mahler12, Vincenzo Tommasini13, Béla Bartók14, Ottorino Respighi15 il numero di giugno del 1921 è dedicato a Ferruccio Busoni, il numero di agosto dello stesso anno a Ildebrando Pizzetti.

Dal dicembre 1921 la rivista inizia una preziosa collaborazione da Madrid con Adolfo Salazar e nel 1924 con M. Arconada.

Costanti sono i contributi di Béla Bartók che offre una panoramica esauriente della musica ungherese, Albert Roussel per la musica e gli eventi francesi, Eric Blom per l’Inghilterra e George Systermans per il panorama musicale belga.

La seconda parte del periodico dedicata alle rubriche, conprendeva:

“Vita di Musica” che conteneva “Lettere da” ovvero le corrispondenze redatte dopo i concerti, che costituivano una rassegna che puntualmente, numero dopo numero, riportava le impressioni sui recitals eseguiti. Una puntuale e prezionsa finestra sul panorama musicale europeo. I corrispondenti: Guido Maggiorino Gatti (Torino), Alceo Toni (Milano),  Adelmo Damerini (Roma), Hectori Fleischmann (Vienna), Mario Castelnuovo Tedesco (Firenze), Franco Michele Napolitano (Napoli), Sergio Leoni-Antonio Meretti (Padova), dal 1922 Settimio Magrini (Venezia), Georges Systermans (Belgio), Dunton Green-Eric Blom (Londra), Vittorio de Rubertis (Buenos Aires), Béla Bartók - Alfredo Alessandresco- Zoltan Kòdály (Budapest), Felice Boghen-Ugo Leichtentritt (Berlino), Arthur Neisser (Salisburgo), Darius Milhaud (Parigi), Henry Orwid (Polonia), Victor Belaiev (Russia).

Concludevano la rivista le “ Notizie in breve”, sezione che riportava gli annunci dei vincitori dei concorsi, i memoriali, i necrologi, i programmi di società e di concerti, le notizie su i concerti di artisti italiani e stranieri.
Le “Recensioni” costituivano un appuntamento fisso dedicato alle nuove uscite bibliografiche e di editoria musicale nel panorama italiano ed europeo.

E infine  la rassegna “Riviste e Giornali” dove venivano indicati brevemente gli che uscivano sulle principali pubblicazioni internazionali.

Note


1 A Torino, nel quartiere San Paolo, in Corso Racconigi al n.51, sorgeva la Fabbrica Italiana Pianoforti.

2 Per tutta l’annata 1920, primo anno di vita della rivista, in fondo all’ultima pagina si legge: Gerente responsabile: Pietro Rusconi.

3 Attilio Brugnoli, Il tocco è qualità innata del pianista?, gennaio 1920, pp.2-5.

4 Alceo Toni, “Pianoforte e Musica” per strumenti polifonici antichi, gennaio 1920, pp. 4-5.

5 Francesco Balilla Pratella, Nuova letteratura del pianoforte, gennaio 1920, pp.5-8.

6 Gian Francesco Malipiero, I conservatori, 15 dicembre 1921, pp. 353-358; Risposta alla “Lettera aperta” di Ildebrando Pizzetti, febbraio 1922, pp. 40-41.

7 Ildebrando Pizzetti, L’infezione musicale ottocentesca. Lettera aperta a G. Francesco Malipiero, gennaio 1922, pp.7-10.

8 Su questa polemica Cfr. G. Francesco Malipiero, Oreste e PIlade ovvero le sorprese dell’amicizia. Melodramma senza musica e con troppe parole, Parma, Battei, 1922.

9 Ai lettori, 15 gennaio 1920, A.I n.1, p.1.

10 agosto 1920, pp.1-4.

11 novembre 1920, pp.6-9.

12 Paul Stefan, Gustavo Mahler, 15 aprile, 1921, pp. 101-103.

13 Vincenzo Tommasini, 15 marzo, 1921, pp. 77-78.

14 Michel Dimitri Calvocoressi, Béla Bartok, aprile 1922, pp. 113-117.

15 Ettore Desderi, Ottorino Respighi, maggio 1922, p. 143-147.

 

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