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L'approdo musicale

(1958-1967)

Scheda introduttiva di Silvia Caratti

L'approdo musicale Come si legge nell’editoriale, firmato del fondatore e direttore Alberto Mantelli1, che apre il primo numero, «L’approdo musicale» nasce con lo scopo di riproporre e approfondire alcune tematiche trattate all’interno delle trasmissioni radiofoniche della Radiotelevisione Italiana, trasformando così la «parola radiofonica da ascoltarsi» in «parola scritta da leggersi». Apparso per la prima volta nel 1958, e pubblicato dalla ERI, il periodico rispettò la cadenza trimestrale sostanzialmente fino a tutto il 1960, uscendo poi a intervalli irregolari fino al 1967 per chiudersi con il ventiquattresimo e ultimo numero. Il comitato di redazione era composto da musicisti come: Vittorio Gui, Gian Francesco Malipiero, Guido Pannain, Goffredo Petrassi e Gian Luca Tocchi. Il sottotitolo «Rivista trimestrale di musica», che compare fino al n. 12, venne successivamente modificato in «Quaderni di musica». I volumi si presentano tutti nello stesso formato (23x18,5 cm), mentre variabile è il numero della pagine. Il prezzo di copertina oscilla tra le 750 e le 1.500 lire.


Riprendono i temi trattati nel Terzo programma radiofonico (nato nel 1950, voluto e diretto per un anno da Alberto Mantelli, fu pensato prevalentemente per un pubblico colto), ogni numero de «L’approdo musicale» approfondisce la figura e l’opera di compositori quali Busoni, Casella, Debussy, Gershwin, Hindemith, Mahler, Malipiero, Prokof’ev, Ravel, Richard Strauss. Nonostante l’interesse del periodico tenda a concentrarsi sui primi decenni del Novecento, non mancano riferimenti alla musica precedente; sono infatti trattate anche figure come Händel, Haydn e Johann Sebastian Bach (a quest’ultimo è dedicato il corposo numero 14-15 del 1961 a firma di Alberto Basso). Accanto all’analisi della produzione musicale, ampio spazio viene concesso agli aneddoti e alle vicende di carattere biografico, spesso narrate da persone che ebbero modo di frequentare i compositori. Di ognuno dei musicisti è quasi sempre fornito un prospetto cronologico della vita e delle opere, una discografia ragionata e, talvolta, una bibliografia. Ricco l’apparato iconografico: numerosi i ritratti fotografici così come le riproduzioni di lettere, manoscritti musicali e altri documenti. Il numero 19-20 (1965), dedicato al gruppo dei Sei, reca allegati in facsimile i primi quattro (e unici) numeri della rivista «Le coq» pubblicata a Parigi nel 1920.


Di taglio particolare è il numero 18 (1964), interamente dedicato al tema dell’insegnamento della musica nella scuola italiana; in conclusione sono riportati i temi vincitori del concorso I concerti per la gioventù istituito dalla RAI a partire dall’anno scolastico 1960-61. Anche il numero 23 (1966) si differenzia dagli altri in quanto non approfondisce la figura di un determinato compositore, ma propone un saggio di Fausto Torrefranca, rimasto incompiuto, sulla storia del quartetto italiano2.
Da segnalare la presenza, fino al numero 12 (1960), di una rubrica di recensioni di libri (molto spesso edizioni straniere) e di incisioni discografiche. Di interesse è la rubrica a firma di Piero Santi (presente fino al numero 14-15 del 1961) Vita musicale radiofonica, che dà conto dei programmi dedicati alla musica “colta” trasmessi dalla Radio Italiana nei mesi precedenti l’uscita del periodico (presente, in alcuni casi, anche una rassegna della programmazione radiofonica estera).
Che «L’approdo musicale» sia una pubblicazione di ampio respiro viene ulteriormente confermato dalla presenza dei resoconti non solo sul Premio Italia (con la critica e la citazione delle opere in concorso) e sugli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, ma anche dal corposo contributo, in cinque parti, di Roberto Leydi, che indaga la musica popolare e quella primitiva3, nonché dal saggio di Italo Maione, anch’esso in cinque parti, dedicato al Romanticismo musicale4. Tra i nomi dei collaboratori più assidui figurano, oltre a quelli dei sopracitati Santi, Leydi e Maione, quelli di René Leibowitz, Leonardo Pinzauti, Luigi Rognoni e dello stesso Alberto Mantelli.

 

Note


1 Funzionario dell’EIAR e, dal 1946, consulente per la musica sinfonica, lirica e da camera alla RAI, Alberto Mantelli (Torino, 14–VI–1909 - ivi, 1°-IX–1967) venne successivamente nominato vice-direttore centrale dei programmi radiofonici. Collaboratore della «Rivista Musicale Italiana» e della «Rassegna Musicale», Mantelli fu anche ideatore dei Concerti per la gioventù, del Premio Italia e tra i fondatori dello Studio di Fonologia di Milano. Tra i suoi numerosi lavori si ricorda la versione italiana del Wozzeck di Alban Berg (1942).

2 Fausto Torrefranca, Avviamento alla storia del quartetto italiano, in «L’approdo musicale», XII n. 23 p. 7.

Roberto Leydi, Musica popolare e musica primitiva: guida breve alla conoscenza degli stili musicali spontanei, in «L’approdo musicale», I n. 1 p. 100,  I n. 2 p. 105, I n. 3 p. 70,  I n. 4 p. 65, II n. 5 p. 121.

4 Italo Maione, La musica nella cultura romantica, in «L’approdo musicale», II n. 7-8 p. 172, III n. 9 p. 207, III n. 10 p. 114, III n. 12 p. 74, IV n. 13 p. 161.

 

 

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