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La critica musicale

(1918-1923)

Scheda introduttiva di Lorenzo Puliti

La critica musicaleNel 1918 si affaccia sulla scena culturale italiana «La critica musicale», rivista mensile ideata e diretta dal giovane intellettuale fiorentino Luigi Parigi (14 luglio 1883 – 27 agosto 1955), che sarà a capo del periodico fino al termine delle pubblicazioni (dicembre 1923). La rivista è costituita da una serie di brevi saggi a carattere monografico solitamente inseriti in rubriche che evidenziano gli interessi principali del periodico.

Ai musicisti contemporanei sono dedicate le due serie Musicisti italiani e Musicisti stranieri curate da Guido Maggiorino Gatti, il quale, nei primi tre anni di vita della rivista, presenta i profili dei seguenti musicisti: Eugène Goossens, John Nicholson Ireland, Gabriel-Marie Grovlez, Claude Debussy, Ernest Bloch, Gian Francesco Malipiero, Alfredo Casella, Mario Castelnuovo-Tedesco, Luigi Perracchio, Francesco Balilla Pratella, Franco Alfano, Vittorio Gui, e Riccardo Pick-Mangiagalli. Particolare risalto viene dato al tema dell’educazione musicale: dal 1918 al 1922 Arnaldo Bonaventura cura per la rubrica L’ordinamento scolastico in Italia una serie di articoli sui conservatori di Napoli, di Venezia, di Palermo, di Milano e di Parma, sull’Istituto Musicale di Firenze e sui Licei musicali di Roma, Bologna e Pesaro. Nel 1919 l’argomento provoca un acceso dibattito: a una proposta di riforma degli istituti musicali formulata da Giacomo Orefice sulla «Rivista musicale italiana» fanno seguito una serie di interventi su «La critica musicale» di Attilio Brugnoli, Ildebrando Pizzetti e, a concludere la querelle, Luigi Parigi.1

Nonostante lo spiccato interesse per la contemporaneità nella rivista trovano spazio anche approfondimenti sul passato musicale: la rubrica Ricerche storiche ospita nei primi due anni di vita del periodico contributi su Luca Marenzio, su Luigi Rossi e sulla storia del teatro musicale di Salò;2 in appendice è invece pubblicata a puntate la biografia su Palestrina di Giuseppe Baini, che impreziosisce i contenuti della rivista fino al suo ultimo anno di vita editoriale.3 Particolarmente interessante dal punto di vista storiografico è anche la rubrica Aggiunte e correzioni ai dizionari biografici dei musicisti che Giuseppe Radiciotti cura dal 1918 al 1922; l’iniziativa si configura come seguito di una pubblicazione cominciata nel settembre del 1913 sui «Sammelbände der internationalen Musikgesellschaft» di Lipsia e poi sospesa a causa della guerra. Due rubriche in particolare hanno il compito di tenere aggiornati i lettori: Avvenimenti e La musica e il libro. Nella prima sono messi in rilievo gli eventi musicali delle principali città italiane e nella seconda si recensiscono le pubblicazioni di compositori italiani e stranieri.

Molti musicisti importanti prestano la loro penna a «La critica musicale»: innanzitutto il già citato Pizzetti che, considerato da Luigi Parigi il primo esponente del rinascimento musicale italiano, inaugura il primo numero della rivista.4 Fra gli altri si citano Mario Castelnuovo-Tedesco, che pubblica interventi sul quartetto moderno e proprio su Pizzetti rispettivamente nel 1923 e nel 1919,5 Alfredo Casella, che cura un articolo sulla vita musicale americana,6 Vittorio Gui, che con un intervento particolarmente polemico propone di bruciare il dizionario di Hugo Riemann7 e Luigi Perrachio, che interviene nel 1923 con un contributo sulla vita musicale torinese.8

La rivista rivela anche una certa attenzione alle attività musicali nei paesi esteri: la serie di articoli sulla vita musicale inglese curati da Vittorio Ricci dal 1920 tratta soprattutto i concerti, le società corali, i teatri e le università. Inoltre la rubrica Avvenimenti, ospitando dal 1923 contributi da Parigi e Londra, cambia nome in L’Italia e il mondo. Da segnalare, oltre al già citato articolo di Casella sulla vita musicale americana, anche una panoramica sulla musica in Portogallo di Vittorio Gui.9

Anche figure di spicco del panorama critico-musicologico compaiono sulla rivista: Fausto Torrefranca scrive due lunghi articoli: il primo, presentato nel 1918, è uno sguardo sul clima musicale contemporaneo, il secondo, pubblicato l’anno successivo, è un approfondimento su Arrigo Boito.10 Nel 1922 sul periodico compaiono una serie di articoli di Giannotto Bastianelli, il quale aveva già iniziato a scrivere sulla rivista fin dall’anno precedente.11 I contributi del critico, di interesse eminentemente storico-estetico, sono i seguenti: Che cosa dobbiamo intendere per musica pura, L’epoca dello strumentale mistico, L’epoca dello stile barocco, Il romanticismo e il sinfonismo, Il tramonto della musica pura, Antonio Scontrino e César Franck. Lo stesso direttore della rivista, Luigi Parigi, contribuisce con molti interventi, in alcuni casi sollevando problematiche o istanze metodologiche, in altri proponendo la sua lettura critica del mondo musicale contemporaneo. È quest’ultimo il caso della serie di articoli dal titolo Il momento musicale italiano, pubblicati dal maggio all’agosto del 1918 ed estratti da un’opera scritta dall’autore nel 1917, ma che sarebbe stata pubblicata integralmente solo nel 1921.12

A Luigi Parigi «La critica musicale» deve inoltre la sua peculiare impostazione: in apertura del primo numero il direttore si proponeva con il nuovo periodico di «apprestare un utile strumento di cultura», individuando le ragioni della crisi contemporanea non tanto in motivazioni strettamente artistiche o musicali, ma piuttosto nella scissione dei legami, operata con evidenza nel secolo XIX, fra la vita e l’arte stessa. Quest’ultima, a causa di questa frattura, si è isterilita «e chi, oggi, non vede altro che la composizione, la creazione, va contro se stesso. Avversa gli stessi fini ai quali tende». La cultura diventa dunque un mezzo per dilatare la coscienza musicale, una cultura in senso ampio, come spiega Parigi: «Intendo, per mezzo di una cultura non solo particolarmente tecnica e professionale, perfino industriale; ma anche, e molto, di tendenze diffusive verso la cultura delle altre arti belle, della letteratura in modo speciale, delle possibili scienze: della cultura generale, insomma. Sarà preparato così, alla musica, il più agevole tramite che la riconduca a contatto della vita, a intimamente compenetrarsi con essa».13

La rivista si faceva dunque portavoce di una vera e propria restaurazione culturale che voleva essere realizzata a partire da una prospettiva interdisciplinare tesa a ricondurre in dialogo la musica non solo con le altre arti, ma anche con aspetti extra-artistici. Esemplificativa è la rubrica Letteratura e musica per la quale, nei primi due anni di vita del periodico, Giulio Fara, Adelmo Damerini e Augusto Guzzo scrissero articoli rispettivamente su Jules Verne, Théophile Gautier e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Lo stesso Parigi pubblicò due studi sulla sensibilità musicale di Giosuè Carducci, interventi su Giovanni Pascoli, Alessandro Manzoni, Gabriele D’Annunzio e cercò di far scrivere a Giovanni Papini un contributo su San Filippo Neri.14 L’interesse per i rapporti fra arte figurativa e musica confluì in una serie di articoli come quelli di Alfredo Bonaccorsi e Augusto Guzzo,15 mentre nella rubrica Scrittori greci e latini comparvero gli studi di Lino Righi su Pitagora e sulla musica della Grecia antica.

La rivista, inizialmente presentata al pubblico in una veste sobria, si arricchisce con illustrazioni dal numero di giugno-agosto del 1920 e dal 1923 compaiono xilografie originali di Pietro Parigi, fratello del direttore. Proprio in quell’anno emergono una serie di difficoltà economiche che preludono alla chiusura del periodico, che termina le pubblicazioni nel mese di dicembre. Durante la sua breve vita editoriale «La critica musicale» si è distinta nel panorama delle riviste coeve per la particolare impostazione dettata dal suo direttore, che ha permesso di ospitare contributi innovativi e aperti al dialogo fra le varie discipline. Inoltre la spiccata attenzione per la vita musicale contemporanea da una parte non ha impedito la pubblicazione di indagini sul passato musicale e dall’altra ha favorito l’inclusione di contributi originali come la serie di studi etnofonici di Giulio Fara pubblicati dal 1919 al 1922.

 

Note


1 In proposito si vedano i seguenti articoli: Giacomo Orefice, Conservatorio o università musicale?, «Rivista musicale italiana», XXV, 3-4, 1918, pp. 461-480, Attilio Brugnoli, Per una università musicale, «La critica musicale», II, 2, 1919, pp. 25-32, Ildebrando Pizzetti, I nostri istituti musicali e un loro nuovo riformatore, «La critica musicale», III, 3, 1920, pp. 65-81, Ildebrando Pizzetti, Su la riforma degli istituti musicali, «La critica musicale», III, 4-5, 1920, pp. 118-119 e Luigi Parigi, L’equivoco Orefice, «La critica musicale», III, 6-7-8, 1920, pp. 129-132.

2 Paolo Guerrini, Le prime composizioni di Luca Marenzio, «La critica musicale», I, 10-11, 1918, pp. 216-222, Alberto Cametti, Luigi Rossi organista in San Luigi dei Francesi, «La critica musicale», II, 1, 1919, pp. 16-20 e Guido Bustico, Note per la storia del teatro musicale di Salò, «La critica musicale», II, 4, 1919, pp. 84-87.

3 Giuseppe Baini, Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roma, Società Tipografica, 1828. Gli estratti della biografia, integrati dalle note di Alberto Cametti, sono inclusi nella rivista dalla prima uscita del 1918 (gennaio-febbraio) fino al numero di giugno-luglio del 1923.

4 Ildebrando Pizzetti, Le ranocchie della critica, «La critica musicale», I, 1-2, 1918, pp. 4-8.

5 Mario Castelnuovo-Tedesco, «La Pisanella» di I. Pizzetti, «La critica musicale», II, 9-10, 1919, pp. 157-169 e Mario Castelnuovo-Tedesco, Il quartetto moderno, «La critica musicale», VI, 2-3, 1923, pp. 59-69.

6 Alfredo Casella, La vita musicale negli Stati Uniti, «La critica musicale», V, 5-6, 1922, pp. 121-127.

7 Vittorio Gui, Critica etica e critica estetica, «La critica musicale», VI, 6-7, 1923, pp. 177-186. Luigi Parigi in una chiosa all’articolo temperava gli eccessi di Gui. Luigi Parigi, Postilla, «La critica musicale», VI, 6-7, 1923, pp. 186-187.

8 Luigi Perrachio, Città italiane: Torino, «La critica musicale», VI, 2-3, 1923, pp. 70-78.

9 Vittorio Gui, Portogallo, «La critica musicale», V, 9-10, 1922, pp. 217-229.

10 I contributi di Fausto Torrefranca su «La critica musicale» furono pubblicati in più puntate: Problemi del dopoguerra musicale, «La critica musicale», I, 3, 1918, pp. 33-39 (continua in I, 4, 1918, pp. 57-66 e I, 5, 1918, pp. 88-92) e Arrigo Boito, «La critica musicale», II, 11, 1919, pp. 189-198 (continua in II, 12, 1919, pp. 221-230).

11 Giannotto Bastianelli, Città italiane: Bologna, «La critica musicale», IV, 1-2, 1921, pp. 3-6.

12 Luigi Parigi, Il momento musicale italiano, Firenze, Vallecchi, 1921.

13 Luigi Parigi, Al lettore, «La critica musicale», I, 1-2, 1918, pp. 1-3. In Parigi la consapevolezza dell’importanza di correlare l’oggetto artistico alla vita era motivata da convinzioni filosoficamente fondate. In proposito si veda soprattutto Parigi, Fondamento dell’arte, Milano, Perrella, 1935. In un articolo del 1921 il direttore della rivista rese merito a Benedetto Croce e a Giannotto Bastianelli per la loro critica all’autonomia delle arti. Cfr. Luigi Parigi, Suggerimenti – Costume musicale, «La critica musicale», IV, 6-7, 1921, p. 90.

14 L. Parigi, Di un verso del Carducci, «La critica musicale», V, 1-2, 1922, pp. 29-32, Id., Carducci, ivi, VI, 10-12, 1923, pp. 231-235; Id., Il Manzoni, ivi, VI, 4-5, 1923, pp. 131-132; Id., D’Annunzio, ivi, VI, 8-9, 1923, pp. 195-199; Id., L’anno mille del Pascoli, ivi, VI, 10-12, 1923, pp. 239-240 e Id., San Filippo Neri, ivi, V, 7-8, 1922, p. 198.

15 Alfredo Bonaccorsi, Pittura e musica, «La critica musicale», VI, 10-12, 1923, pp. 247-252; Augusto Guzzo, Leonardo, ivi, II, 4, 1919, pp. 73-80 e II, 5-6, 1919, pp. 103-109. Proprio sui rapporti fra musica e arte figurativa Luigi Parigi pubblicò una serie di interessanti contributi negli anni successivi alla chiusura della rivista.

 

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