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         Lares, Bullettino sociale

             (1912-1974)

 Scheda introduttiva di Fabio Calzia                                     

La rivista «Lares, Bullettino sociale» venne data per la prima volta alle stampe a Firenze nel 1912 sotto la direzione dello studioso Lamberto Loria. Nato ad Alessandria D’Egitto da un’agiata famiglia italiana, Loria fu uno dei protagonisti della Società italiana di Antropologia ed Etnologia, contribuendo  significativamente all’allestimento delle collezioni del Museo Nazionale di Antropologia di Firenze e al Museo di Etnografia italiana. Nel 1911 viene chiamato a Roma da Ferdinando Martini ad occuparsi della Mostra di Etnografia italiana, nata in seno all’Esposizione universale per le celebrazioni del cinquantenario dell’Unità di Italia. È proprio sotto la spinta dell’esposizione etnografica che viene alla luce «Lares», grazie anche alla collaborazione di un circolo di intellettuali che in quegli anni gravitava attorno a Firenze come Aldobrandino Mochi, Francesco Baldasseroni, Ferdinando Martini.
La motivazione di un simile titolo è data nelle pagine introduttive del primo volume, con una nota a cura di Francesco Novati affiancata da una bella immagine raffigurante una statuetta in bronzo di Dio Lare. «[…] Mentre eravamo appunto intenti a ricercare quale fra i molti titoli che ci soccorrevano al pensiero, si offerisse al più acconcio a designare in forma sinteticamente efficace la natura e gli intenti del periodico nostro, questo, balenatoci improvviso alla mente, ci soggiogò all’istante. I Lari! Ma questo nome non racchiude egli forse tutto il vasto mondo misterioso, che noi ci proponiamo di penetrare; il mondo delle origini, delle vicende remote, delle consuetudini tradizionali dell’italica stirpe?».1
La rivista, sin dalla sua nascita, si profila come una raccolta di saggi scientifici di argomento etnografico affiancata a una sezione di argomento libero, denominata Varietà, seguita da una sottosezione dedicata alle recensioni e alla rassegna bibliografica. Nella fase iniziale, ogni numero della rivista si concludeva con un questionario aperto, destinato ai lettori e finalizzato all’acquisizione di terminologia tecnica locale legata alla cultura materiale.
Già dal 1913 «Lares» cambia direttore a causa della scomparsa di Loria avvenuta il 4 aprile dello stesso anno. Il ruolo viene assunto dal già citato Francesco Novati che terrà attiva la rivista sino al 1915, anno in cui anche egli si spense.
«Lares» riprende le stampe nel 1930 sotto la direzione dello studioso Paolo Toschi che la dirigerà, con l'interruzione nel periodo bellico, fra il 1944 e il 1948, sino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1974. Quindi la rivista continua la propria storia sotto la direzione di Giovan Battista Bronzini, fino al 2001 e di Vera di Natale nel 2002, per essere quindi affidata a Pietro Clemente, che continua attualmente a dirigerla.
Per via delle tormentate vicende editoriali che ne hanno caratterizzato gli esordi, «Lares» esce con diversi formati, in genere sul formato libro oscillante tra (23 x15 cm) e (28 x 18) a seconda degli editori.
Per quanto riguarda lo specifico interesse musicale, fino alla metà del Novecento valgono le stesse considerazioni proposte a proposito dell’ «Archivio per lo studio delle tradizioni popolari». Negli ultimi decenni, fra le pagine della rivista hanno trovato spazio diversi saggi con impostazione propriamente etnomusicologica (stimolati particolarmente da Clemente) su forme musicali di diversa provenienza, comprendendo anche riflessioni di carattere teorico e metodologico sulla disciplina.

 

Note


1 «Lares», I, 1912, n.1

 

 

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