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Primato

(1940-1943)

Scheda introduttiva di Daniela Gangale

Frontespizio di Primato La rivista «Primato» iniziò ad essere pubblicata il 1° marzo 1940 e proseguì regolarmente a cadenza quindicinale fino al 15 agosto 1943. Autore del progetto editoriale fu Giuseppe Bottai, che ricoprì la carica di direttore insieme a Giorgio Vecchietti; segretario di redazione era invece Giorgio Cabella. L’editore della rivista era la Anonima Periodici Italiani appartenente alla Mondadori e la redazione si trovava a Roma, in piazza Adriana, 5.

Ritenuta la rivista più moderna e aperta tra quelle ideate da Bottai, che aveva già fondato «Critica fascista» (1923), «Archivio di Studi Corporativi» (1930) e che dopo la guerra avrebbe dato vita a «abc» (1953), «Primato» voleva presentarsi come una rivista agile e moderna, in grado di continuare la tradizione delle riviste colte apparse con continuità lungo i primi quaranta anni del secolo. È evidente che il significato e le premesse di questa rivista non possono prescindere dal ruolo che il suo fondatore ebbe nella politica e nella storia di quegli anni. Bottai, che ricoprì l’incarico di Ministro delle Corporazioni dal 1929 al 1932 e poi dal 1936 al 1943 fu Ministro dell’Educazione Nazionale, aderì sin dall’inizio al fascismo, dopo aver fatto parte entusiasticamente del futurismo di Marinetti, rivestendo il ruolo di intellettuale organico al regime ma anche illuminato e aperto, per quanto possibile all’interno di una dittatura, ad altre prospettive culturali e ideologiche. Questa visione è rispecchiata nell’esperienza di «Primato»; la rivista raccolse tra le sue firme scrittori fascisti e scrittori antifascisti, in quella che è stata definita «una cordiale collaborazione accesa dall’interesse per tutti i problemi della vita associata e per tutti i problemi dell’anima».1 Furono infatti collaboratori di «Primato» Giovanni Gentile, Armando Carlini, Berto Ricci, Giorgio Vecchietti ma anche Eugenio Montale, Cesare Pavese, Gabriele Pepe, Luigi Salvatorelli, Sebastiano Timpanaro, Nino Valeri.

A differenza della maggior parte delle riviste letterarie e culturali del primo quarantennio del Novecento, che tendono nella grafica, nell’impaginazione e nel formato ad assomigliare più ad un libro che ad una rivista, in «Primato» è evidente una ricerca grafica che punta ad un’immagine moderna e agile, anche se sofisticata; la copertina è divisa a metà: nella parte superiore campeggia in grandi caratteri la testata; in quella inferiore prendono posto riproduzioni in bianco e nero di particolari di opere d’arte, soprattutto classiche nel primo periodo, successivamente contemporanee con opere di Mino Maccari, Renato Guttuso, Scipione, Franco Gentilini. All’interno della rivista viene lasciato ampio spazio al corredo fotografico degli articoli, che risultano piuttosto brevi rispetto a quelli di altre riviste precedenti, con il testo suddiviso in colonne come nei quotidiani.
La musica è presente con costanza soprattutto nei primi anni di vita della rivista, grazie a Luigi Colacicchi, che tiene la rubrica «La Musica». Si tratta nella maggior parte dei casi di recensioni a spettacoli visti soprattutto a Roma, al Teatro dell’Opera o al Teatro Adriano, che danno però sempre l’avvio a riflessioni più ampie su tematiche musicali varie o ad un giudizio critico sui compositori contemporanei ascoltati. Collabora alla stessa rubrica, con un numero minore di interventi anche Gianandrea Gavazzeni.

L’attenzione del fascismo per i nuovi media come cinematografo, radio e sistemi di riproduzione meccanica del suono riverbera anche in «Primato»: è tenuta con costanza da Enrico Galluppi la rubrica «I Dischi», mentre «La Radio», rubrica più sporadica, recensisce anche spettacoli teatrali radiotrasmessi.
La maggior parte dei 37 interventi a carattere musicale presenti in «Primato» si distribuiscono nel primo anno e mezzo di vita mentre, a partire dal luglio 1941 e fino alla chiusura nell’agosto 1943, la musica sparisce dall’ampia rosa di interessi della rivista e si contano soltanto quattro contributi.
Di particolare rilievo segnaliamo un ampio pezzo di Mario Alicata su Bruno Barilli2, un intervento di Fausto Torrefranca su Giuseppe Verdi3, un articolo di Giovanni Macchia sul Tristano e il wagnerismo4, e uno di Gianandrea Gavazzeni su Arrigo Boito.5

Note


1 Antologia di Primato, a cura di Vittorio Vittori, Roma, De Luca, 1968, p.9.

2 Mario Alicata, Ritratto di Barilli, «Primato», II, 5, 1 marzo 1941, pp. 11-12.

3 Fausto Torrefranca, L’altro Verdi, ivi, II, 7, 1 aprile 1941, pp. 17-18.

4 Giovanni Macchia, La Musica: Tristano e Isotta, ivi, II, 10, 15 maggio 1941, pp. 21.

5 Gianandrea Gavazzeni, Le antitesi di Boito, ivi, III, 7, 1 marzo 1941, pp. 143-44.

 

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