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Quadrivium

(1958-)

Scheda introduttiva di Stefania Vitale

Quadrivium «Quadrivium. Rivista di filologia e musicologia medievale» (dal 1958 «Studi di filologia e musicologia medievale») è stata fondata congiuntamente dall’Istituto di Filologia classica e medievale e dall’Istituto di Storia della Musica dell’Università degli Studi di Bologna. Apparsa per la prima volta nel 1956 non osservò in seguito la cadenza bimestrale prevista e dopo il primo numero divenne annuale, con qualche lacuna (1961, 1963, 1965), per tornare ad essere semestrale nel 1969 e 1970. Il formato è di cm. 17,5 x 9,2. Come si legge nella presentazione, prevedeva, oltre ai saggi, diverse sezioni (aneddoti, recensioni, annunci e spogli di periodici) non tutte presenti in ogni numero. Fin dall’inizio contiene grafici e riproduzioni fotografiche in bianco e nero delle fonti manoscritte oggetto di studio.

La presentazione (I/1, 1956), non firmata, è preceduta da due citazioni che ne richiamano il titolo e gli intendimenti: la prima, di Boezio, è tratta dal primo libro del De institutione arithmetica (1, 1 p. 9 Friedlein): «Hoc igitur illud Quadrivium est, quo iis viandum sit, quibus excellentior animus a nobiscum procreatis sensibus ad intelligentiae certiora perducitur»; l’altra dalle Etymologiae di Isidoro (3, 17): «Sine musica nulla disciplina potest esse perfecta, nihil enim sine illa». Nel testo si sottolinea che la rivista vuole porsi come utile strumento di lavoro nel nuovo clima degli studi che si è saputo dotare di un metodo più maturo e consapevole: alla musica, «scienza privilegiata fra le discipline del numero» è dedicata in primo luogo la rivista, ma «poiché la struttura scientifica medievale poneva le sue basi nel trivio, «le arti del linguaggio [grammatica, retorica, dialettica] non vengono trascurate», per indagare la civiltà scolastica in ottemperanza alla sua idea enciclopedica del sapere.

Nell’orizzonte generale della cultura universitaria italiana aver programmaticamente stabilito che gli studi medievali non si possono considerare compiuti senza la musica si configura come un fatto di straordinario rilievo. Le parole scelte con attenzione mirano a non urtare nessuno, mentre la definizione, che viene immediatamente dopo, del Medioevo come l’epoca dei «fondatori dell’età umanistica», tradisce ancora la consapevolezza della diffusione e del radicamento degli errati giudizi che considerano quel periodo storico una fase di decadenza culturale e scientifica sovrastata dalle di ben lunga superiori civiltà dell’Antichità e del Rinascimento.

I fondatori e direttori (fino al 1971) sono: Giovanni Battista Pighi, filologo classico e studioso di metrica antica, cui si devono fra l’altro l’edizione italiana dei frammenti ritmici di Aristosseno e uno studio sulla notazione ritmica greca; Giuseppe Vecchi, già docente letteratura latina medievale e poi passato alla musicologia, nella quale ha portato gli esiti della sua sicura preparazione filologica; Virgilio Pini, studioso di letteratura e retorica medievale.

Le annate che vanno dall’inizio al 1970 tengono fede al proposito: quasi in ogni numero è dato spazio, al di là della filologia musicale che ne rappresenta il fulcro, alle varie aree della cultura medievale: letteratura, retorica, storia, scienza: la rivista, nella sua spiccata vocazione interdisciplinare, diviene presto un centro stimolante dove si incrociano diverse esperienze specialistiche, e dove a settori dalla secolare tradizione universitaria se ne affiancano alcuni appena aperti, almeno in Italia. I temi spaziano dal corpus dei matematici e astronomi arabi alla storia dell’Organon nell’occidente latino, dagli strumenti retorici per l’epistolografia al percorso che conduce dalle glosse al dizionario moderno, dal latino liturgico alle preci speciali per il Concilio di Trento, ecc. Nel campo della musicologia si pubblicano i primi saggi italiani di storia della teoria musicale, fra i cui autori spiccano i nomi di F.A. Gallo, G. Massera, G. Vecchi, e importanti contributi filologico-musicali, soprattutto nella descrizione e nella edizione critica di fonti musicali e teoriche che vedono qui la prima pubblicazione (La Brevis compilatio di Marchetto da Padova, il codice dell’Abbazia di S. Giorgio Maggiore a Venezia, ecc.). Nella consapevolezza della immutata validità dei fondamenti della teoria musicale nonostante i mutamenti di stile, l’ambito cronologico si estende da Tolomeo al Cinquecento. Le relazioni instaurate dall’Istituto di Musicologia di Bologna con gli studiosi polacchi dà luogo a occasionali sconfinamenti (XI/1, 1970). Due i numeri che si staccano dalla linea della serie: il III (1959), completamente dedicato al codice Angelica 123 e alla sua importanza per la storia della Chiesa bolognese dell’XI secolo, e il X/2 (1969) con due soli ampi contributi: l’introduzione all’edizione critica delle opere musicali attribuite a Johannes de Quadris di G. Cattin, ed il catalogo tematico delle opere musicali del codice 83 del Castello del Buonconsiglio di Trento di L. Feininger. Molti studiosi stranieri attestano sin dal primo numero il respiro internazionale della rivista (Berthe M. Marti, F.G. Carmondy, E. Jammers, J. Maillard, Walther Dürr, A. Machabey, H. Engel, K. von Fischer, F. Aberl, L. Lockwood, C. Morin, L. Feininger, ecc.), che ha avuto in Italia in quegli anni un ruolo di sicuro rilievo. Dal 1971, anno in cui Giuseppe Vecchi diviene unico direttore, l’interdisciplinarità in ambito medievale appare disgregarsi, e si assiste invece all’apertura a contributi dedicati ad altri periodi storici, a partire dal Barocco, per toccare anche se solo occasionalmente la musica moderna e contemporanea (nel XIV/2, 1973, ad esempio, c’è il saggio di L. Rognoni, Meditazione su Anton Webern); si afferma dunque la centralità dell’Istituto di Musicologia, con tutta evidenza influenzata dall’avvio a Bologna del primo corso di laurea in Discipline della Arti, della Musica e dello Spettacolo.

 

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