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Rassegna dorica

(1929-1942)

Scheda introduttiva di  Francesca Mulas

Rassegna doricaNel 1929 un gruppo di musicisti, romani o strettamente legati alla vita culturale della capitale, appartenenti al Gruppo Dorico (del quale fanno parte, tra gli altri, Attilio Poleggi, Mario Peragallo, Franco Saraceni, Rodolfo Caporali, Goffredo Petrassi ed Ennio Porrino), trova maggiore visibilità attraverso una rivista nata per diffondere gli orientamenti di stampo nazionalistico e idealistico che contraddistinguono il cenacolo artistico; l’appellativo «dorico» è significativo, poiché è il termine che designa un modo della musica dell’antica Grecia e il primo (o “autentico”) di quella medievale ed è quindi un richiamo esplicito alla diffusa moda arcaicizzante dell’epoca. Le musiche di questi compositori son pubblicate dall’editore romano De Santis nella collana “Collezione Dorica”; è quindi logico che lo stesso editore curi anche l’uscita della rivista (sino al gennaio 1940), battezzata «Rassegna dorica» (sottotitolo “Cultura e Cronaca Musicale”). Il primo numero è datato «20 novembre 1929»; nell’editoriale di presentazione1 si manifesta la volontà di far partecipare i giovani musicisti ancora sconosciuti ai dibattiti culturali proposti. «Rassegna Dorica» continuerà ad essere pubblicata nel giorno 20 di ogni mese; l’annata va da novembre all’ottobre successivo, con una pausa estiva che copre nell’a. I i mesi di settembre e ottobre, solitamente quelli di agosto e settembre. Dal 1940 (a. XI) l’annata coincide con l’anno solare (gennaio-dicembre): per attuare questo cambiamento viene omessa la pubblicazione dei numeri del novembre e dicembre 1939. La rivista, d’ora in avanti, esce il 25 del mese e non viene pubblicata in luglio e in agosto. L’ultimo numero è datato 25 dicembre 1942 (a. XIII): in un breve annuncio si informano i lettori della momentanea sospensione delle attività sino al termine della guerra2. La pubblicazione non sarà più ripresa.

La redazione, nelle prime due annate, è formata da Vincenzo Di Donato, fondatore e direttore della rivista, Mario Saint-Cyr e Battista Tarasi. Nel novembre 1931 a questi si aggiunge il giovane Giorgio Nataletti; l’anno successivo, invece, la redazione risulta composta dai soli Di Donato (in qualità di direttore) e da Saint-Cyr (redattore capo). I due proseguiranno nella guida di «Rassegna Dorica» per altri otto anni, nonostante Mario Saint- Cyr, nel maggio 1935, parta per una serie di conferenze negli Stati Uniti d’America (inviando alla rivista alcune corrispondenze, come ad esempio gli articoli sui Musicisti d’America), paese nel quale si trasferisce in seguito al matrimonio con una vedova americana e nel quale muore nel 1942. Dal 1940, unico responsabile della rivista è Vincenzo Di Donato. I personaggi citati sono, soprattutto nelle prime annate, i cardini della rivista, gli autori degli articoli più importanti e i promotori delle iniziative culturali: Vincenzo Di Donato si occupa prevalentemente di cronaca romana e di proporre temi di discussione; Saint-Cyr si distingue per i profili sui compositori e direttori d’orchestra contemporanei, per i suoi interventi di carattere estetico-filosofico e per le sue considerazioni sulla musica jazz e afro-americana; Giorgio Nataletti è esperto di musica popolare e folklorica e fornisce, con i suoi articoli sull’etnofonia romana e sulla musica nordafricana, un contributo prezioso per lo sviluppo dell’etnomusicologia, disciplina al tempo ancora agli albori; Battista Tarasi è il più defilato dei quattro e, dopo essersi occupato nelle prime due annate prevalentemente di musica corale e per banda, partecipa alla pubblicazione della rivista in modo sporadico e discontinuo. Gli altri collaboratori sono perlopiù i giovani musicisti appartenenti al Gruppo Dorico, fra i quali spicca per numero e qualità di interventi Mario Rinaldi, giovane che con gli anni diventerà un vero e proprio pilastro della rivista e che, nel dopoguerra, sarà destinato a diventare un apprezzato critico musicale. Negli anni, inoltre, alcuni importanti personaggi avranno un rapporto più o meno fecondo con «Rassegna dorica»: fra essi, gli italiani Guglielmo Barblan, Francesco Balilla Pratella, Ulderico Rolandi, Federico Ghisi, Giulio Fara e gli stranieri Walter Gieseking, Paul Amadeus Pisk, Georges Migot.

Lo schema dei fascicoli di «Rassegna dorica» rimane simile per tutta la durata delle pubblicazioni. Ogni numero comincia con due o più articoli a piena pagina, di lunghezza variabile, che trattano gli argomenti più complessi, le analisi di un’opera o dell’intera produzione di compositori contemporanei e del passato, i dibattiti sulle scelte estetiche, organizzative o didattiche istituzionali, le biografie di compositori italiani preclassici. Di seguito sono presenti le rubriche, alcune fisse, altre pubblicate in maniera discontinua: Musica e Musicisti, corrispondenze da varie città d’Italia (Mario Pedemonte per Genova, Gastone Frangini per Firenze, Paolo Fragapane ed Ernesto Paolone per Cagliari, Enzo Siciliano e Orazio Fiume per Palermo, Jacopo Napoli per Napoli, Ernesto Paolone per Pesaro, Enzo Greco per Milano, Sandro Nadin per Venezia, Celso Simonetti e Angiola Maria Bonisconti per Torino, Mario Rinaldi per Roma – quest’ultimo notiziario viene sviluppato dal novembre 1935 in un’altra rubrica piuttosto ampia intitolata La Musica a Roma - , Enrico Kraus per Verona, Angelo Zerbini-Marenzi per Modena, Walter Schaufuss-Bonini per Dresda, Giuseppe Reiss per Vienna, Mario Saint-Cyr per gli Stati Uniti, Elizabeth J. Luin per la Germania); Notiziario (dal n. 1 della V annata prende il nome di Notizie), contenente informazioni varie dall’Italia e dal mondo,spesso riguardanti le attività dei musicisti del Gruppo Dorico; Recensioni di partiture e saggi di argomento musicale; Cultura e didattica, dal 1933 al 1938, rubrica nella quale si trattano problematiche relative allo studio dei diversi strumenti (clavicembalo, pianoforte, violoncello, violino); Rassegna mensile di musicologia italiana, curata da Rinaldi, sottodivisa nelle sezioni “Libri”, “Riviste” e “Giornali” che, nata nel novembre 1933, a partire da febbraio 1936 non avrà più cadenza mensile ma saltuaria, prenderà anch’essa il nome di Recensioni e successivamente sarà sostituita dalla più generica Battute d’aspetto (1937-1938). La rubrica I giovani (una scheda biografica, numerata in modo crescente, di giovani artisti italiani, non solo musicisti, che compare in maniera continua dal primo numero della rivista sino al n. 1 della X annata e, in seguito, in maniera sporadica) è firmata sino al n. 3 della VII annata da Mario Saint-Cyr, sotto lo pseudonimo del personaggio mitologico «Procle»; successivamente sarà curata da Vincenzo Di Donato, alias «Euristene». Mario Saint-Cyr, come «Procle», firma in seguito un solo profilo, nel n. 9 della VIII annata, poiché in esso sono descritte le personalità artistiche dei fratelli Euro, Eolo e Dario Testi, operanti negli Stati Uniti. «Rassegna dorica» contiene molte rubriche spesso siglate: oltre a «Procle» ed Euristene, già citati, si trovano annotazioni firmate da «Atticus» (che si può ipotizzare fosse ancora Di Donato) e «Johannan», un critico che stila i resoconti dalla città di Brescia.

La rivista, di frequente, viene conclusa da Appendici, nelle quali sono pubblicati saggi corposi suddivisi in più numeri, come le Considerazioni sulla musica di Mario Saint-Cyr (divise nei capitoli Musica e antimusica, Melodia, L’interprete esecutore, L’auditore, La danza ed Etica ed Entusiasmo), apparse dal n.1 della V annata al n. 9 della stessa; la ricostruzione compiuta da Ernesto Paolone delle manifestazioni rossiniane a Pesaro del 1864 e del 1868 attraverso l’epistolario della famiglia Grilli (dal n. 10 della VI a. al n. 9 della VII); le conferenze tenute da Ettore Desderi, Mario Saint-Cyr e Giovanni Tebaldini, presso la R. Accademia Filarmonica Romana, su Come lavorava Beethoven (dal n. 1 al n. 10 dell’a. VIII, trattanti i temi de L’ispirazione, La tecnica e L’arte del grande compositore tedesco); la serie di articoli sulla storia delle Cappelle Musicali romane stilata da Alessandro Gabrielli (dal n. 7 dell’a. IX al n. 2 della XII. Dello stesso autore, inoltre, saranno pubblicati (dal n. 4 della XX annata, aprile 1942) i tre capitoli delle memorie Ricordi di un falsettista, autobiografia che Gabrielli non poté concludere in quanto deceduto nel 1941.

Una caratteristica interessante della rivista è la proposta di Referendum, ossia la trattazione di argomenti musicali controversi sui quali tutti gli interessati sono invitati a esprimere la propria opinione. Il primo, nel n. 1 della V annata (novembre 1933) è il Referendum sullo studio della Composizione indetto Vincenzo Di Donato, il quale genera una discussione che si estende sino al n. 4 dell’a. VI: ad esso partecipano nomi del panorama nazionale e internazionale, quali Paul Dukas, Gian Francesco Malipiero, Vito Frazzi, Charles Köchlin, Giulio Cesare Paribeni, Gustav Strube. Ottiene una discreta attenzione anche il Referendum della critica musicale, proposto sempre da Di Donato nel gennaio 1935 (n. 3, a. VI), mentre ha scarso seguito il Referendum sul concertismo italiano, del febbraio 1941 (n. 2, a- XIII). A questi si aggiunge la Polemica sull’Indipendenza della creazione musicale rispetto alle ingerenze folkloristiche e ai ritorni al passato, tema proposto da Raffaello De Rensis nel giugno del 1932 (n. 8, a. III), che vede, fra gli altri, gli interventi di Francesco Balilla Pratella, Celso Simonetti, Eduardo Dagnino.

Note


 

 

1 [ Redazionale], Introduzione, «Rassegna dorica», I, n. 1, 20 novembre 1929, p. 1.

2 [ Redazionale], «Rassegna dorica», XIII, n. 10, 25 dicembre 1942, p. 113.

 

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