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'900

(1926-1929)

Scheda a cura di Daniela Gangale

Frontespizio del primo numero di '900

 Fondata a Roma da Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte nel 1926, «900. Cahiers d’Italie et d’Europe» si propose subito come una rivista moderna e internazionale. Proprio in questa ottica la lingua di pubblicazione dei primi quattro numeri fu il francese, in cui venivano tradotti anche gli articoli scritti in italiano dai redattori. Il traduttore che ricorre più frequentemente nei primi numeri fu Emm. Audisio.

Inizialmente «900» fu trimestrale, «chaque saison un cahier» come recitava la seconda di copertina, e i fascicoli erano contraddistinti oltre che dall’annata e dal numero, anche dal nome della stagione. Il numero 4 dell’estate 1927 uscì in francese e in italiano, mentre nei successivi la rivista verrà pubblicata esclusivamente in italiano subendo però un’interruzione nella prima metà del 1928; cambierà la periodicità in mensile a partire dal luglio 1928, per concludere le pubblicazioni nel giugno del 1929. Anche il formato varia sensibilmente: da piccoli volumi in sedicesimo di oltre 200 pagine nei primi 5 numeri, a un formato più grande, con fascicoli di circa 50 pagine numerate progressivamente, nei restanti 12, i primi sei dei quali contrassegnati come «nuova serie».

Il comitato di redazione che compare nel primo numero era formato, oltre che da Bontempelli e Malaparte, da Ramon Gomez de la Serna, James Joyce, George Kaiser, Pierre Mac Orlan; nel 1927 si aggiunse Ilya Ehrenburg. La rivista aveva una segreteria a Roma, di cui era responsabile Corrado Alvaro e una a Parigi, tenuta da Nino Frank.

I primi numeri furono pubblicati da «La Voce» Società Anonima Editrice, con sede a Roma in via Sistina, 55; poi la rivista passò a Edizioni «900» Sapientia Società Anonima Editrice, anche questa a Roma. A seguito della polemica tra Strapaese e Stracittà, Bontempelli e Malaparte ebbero forti divergenze che portarono Malaparte ad uscire dal progetto editoriale, lasciando al solo Bontempelli la direzione. Dal luglio 1928 il segretario di redazione fu Gian Gaspare Napolitano.

Connotata da una forte impronta letteraria, la rivista ospitava numerosi pezzi di prosa d’arte, racconti, testi teatrali e sceneggiature per film, oltre che interventi polemici in vari campi, compresa la musica e lo sport. L’impostazione generale fu quindi vivace e varia, di grande apertura nella forma e nei contenuti. Molti dei collaboratori, allora giovani o giovanissimi, avranno un importante ruolo nella storia della cultura e della letteratura italiana, segno questo della capacità di Bontempelli nell’intuire giovani talenti e dare loro credito, pubblicandone la prima produzione narrativa: sono numerosi i racconti del giovanissimo Moravia, i testi di Alvaro, Marcello Gallian, Emilio Radius e Paola Masino. Vi scrive spesso anche Anton Giulio Bragaglia, che aveva collaborato con Bontempelli e Pirandello in teatro, e Amelia Della Pergola, moglie di Bontempelli, tiene una rubrica di frammenti dal titolo Balletto, sotto lo pseudonimo di Diotima.

La firma musicale più importante di «900» è Bruno Barilli. I primi pezzi pubblicati sono in realtà ristampe e parziali rifacimenti di testi già pubblicati alcuni anni prima su «La Ronda»1, che mettono in luce la prassi, piuttosto diffusa in questo autore, di lavorare incessantemente sui propri pezzi utilizzandoli come tessere di un mosaico combinabili in modi differenti. Più interessante e ampio il saggio su Stravinskij2, di cui Barilli amava molto la produzione legata ai balletti russi.

Dedicato alla preponderanza dei direttori d’orchestra e al declino del teatro d’opera italiano, che ormai non è più all’altezza del proprio passato è Rettifica gerarchica pubblicato nel 19283; pezzi di prosa d’arte sono quello che descrive l’Augusteo di Roma, pubblicato nel 19294 e quello dedicato al locale parigino Moulin Rouge, italianizzato in Mulino rosso5, dello stesso anno.

Molto interessanti anche per il carattere biografico evidenziato dagli aneddoti raccontati, sono i due medaglioni di Fernando Liuzzi, dedicati a Alfredo Casella e Bruno Barilli, comparsi nel 19276. Nel primo la figura di Casella è accostata a tutti quegli artisti, poeti, musicisti e pittori che si dedicano a rinnovare il gusto in Europa; Liuzzi ci restituisce un’immagine vivace del compositore e racconta un pomeriggio trascorso nell’abitazione di Casella, che lo aveva invitato per fargli ascoltare parte della Giara, su testo di Pirandello. La figura di Barilli, che Liuzzi aveva conosciuto da ragazzo a Monaco di Baviera, dove entrambi studiavano composizione, è invece tratteggiata a tinte cupe come quella di un intellettuale inquieto, refrattario alle regole del sistema produttivo musicale e quindi destinato ad un ruolo marginale nella società musicale del tempo.

Aperta alle tendenze più nuove della cultura contemporanea, «900» non tralascia di esprimersi a proposito del jazz con un pezzo di prosa d’arte a firma Bontempelli nel secondo numero della rivista7 e a proposito dell’introduzione del sonoro nei film, fino a quel momento muti, che genera una sentita polemica tra i critici in quegli anni, dovuta soprattutto alla scarsa qualità del sonoro e alla difficoltà del sincrono, che generava spesso effetti ridicoli8.

Mario Labroca interviene nel numero di dicembre del 1928 tratteggiando un ampio bilancio delle novità musicali italiane dell’anno appena trascorso9, che mette in evidenza il risorgere della musica strumentale corroborata dallo studio degli autori antichi (Scarlatti, Vivaldi e Corelli) in direzione di uno stile neoclassico, accanto alla permanenza di una tendenza romantica.

Molto interessante per ricostruire la poetica musicale/letteraria di Bontempelli, il pezzo di Paola Masino sulle sue musiche, in occasione probabilmente di alcune esecuzioni10.

Sono ancora da ricordare i brani narrativi che hanno la musica come sfondo o argomento e i numerosi frammenti di carattere musicale contenuti in rubriche più ampie come Carovana immobile e Balletto; in questa sede ricordiamo soltanto i racconti I violini muti di Arturo Lagorio e La rumba di Ettore De Zuani.11

Note


1  Il primo intervento B. Barilli, Deux pamphlets, «900», I, 1, pp. 193-97, è la ristampa di I mangiatori di ipofosfiti, in «La Ronda», I, 8, dicembre 1919, pp. 27-29 e della parte iniziale de La danza delle tre sorelle, ivi, III, 7, luglio 1921, pp. 449-54.

2 B. Barilli, Strawinskij, «900», II, 4, estate 1927, pp. 35-45.

3 Id., Rettifica gerarchica, ivi, III, 1, luglio 1928, pp. 24-28.

4 Id., L’Augusteo, ivi, IV, 1, gennaio 1929, pp. 6-8.

5 Id., Mulino Rosso, ivi, IV, 4, aprile 1929, pp. 147-49.

6 F. Liuzzi, Alfredo Casella, ivi, II, 4, estate 1927, pp. 189-92; Id., Bruno Barilli, ivi, II, 5, autunno 1927, pp. 158-62.

7 M. Bontempelli, Morale di Jazz, in Carovane Immobile, ivi, I, 2, inverno 1926, pp. 53-63.

8 G.G. Napolitano, I. I due primi «Sonori» , in Cinema, ivi, IV, 6, giugno 1929, pp. 277-80; S.A Luciani, II. L’invenzione del teatro, ivi, pp. 280-81.

9 M. Labroca, Musica, in Movimento dell’anno sesto, ivi, III, 6, dicembre 1928, pp. 271-73.

10 P. Masino, Musica, in Cronache, ivi, IV, 6, giugno 1929, pp. 242-44.

11 A. Lagorio, I violini muti, ivi, IV, 3, marzo 1929, pp. 125-29; E. De Zuani, La rumba, ivi, III, 4, ottobre 1928, pp. 189-91.

 

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