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Il frontespizio
(1929 - 1940)

Scheda introduttiva di Daniela Gangale

Il frontespizio - 1930Nonostante il primo numero fosse apparso molto modestamente come supplemento al n. 7 del Catalogo Generale della Libreria Editrice Fiorentina, «fuori commercio, senza promesse di continuazioni», «Il Frontespizio» si rivelò invece una rivista piuttosto longeva, comparata con altre nate nello stesso periodo: fu pubblicata infatti per quasi 12 anni, dal maggio 1929 al dicembre 1940.

A partire dall’agosto del 1929 le pubblicazioni furono regolari e mensili, fatta eccezione per i rari numeri doppi (novembre-dicembre 1929; luglio-agosto 1930; luglio-agosto 1940) mentre la casa editrice Vallecchi rilevò l’attività dopo il primo anno di vita, nel giugno del 1930, quando al primo direttore, Enrico Lucatello, successe Piero Bargellini.

Il frontespizio - 1934La veste grafica cambiò spesso; dalle copertine dei primi anni molto semplici e in bianco e nero si passò a copertine essenziali nella grafica ma in colori sgargianti, che cambiarono di anno in anno. Dal 1936 si tornò al bianco e nero, mentre nel 1937 la rivista ridusse il formato.

Nata nello stesso anno dei Patti Lateranensi, che segnavano una parziale riconciliazione tra Stato e Chiesa, «Il Frontespizio» si faceva portavoce di una visione dell’arte e della letteratura di salda matrice cattolica. Gli intellettuali, fiorentini e non, che si stringevano intorno al sacerdote Giuseppe De Luca, non erano però clericali; al contrario rappresentavano una via autonoma e spiritualmente ricca all’individuazione di un’arte rinnovata, che avesse il suo centro nella poesia come ricerca della verità. Pur fondata in un momento di rinascita religiosa, infatti, «Frontespizio» non si pose come scopo la costruzione e la divulgazione di un’arte cattolica. I suoi collaboratori, scrittori o critici, erano «non scrittori cattolici ma cattolici scrittori» come chiarì uno dei protagonisti, Luigi Fallacara, riprendendo le parole di De Luca1.

Il frontespizio - 1935Le contraddizioni che il fascismo, ormai sempre più saldamente al potere, presentava ai cattolici erano infatti ben chiare a questi intellettuali: l’uso della violenza squadrista come strumento per mantenere l’ordine pubblico e la repressione della libertà delle masse a favore del potere di pochi privilegiati, mal si conciliavano con una visione cristiana della vita e lo scarso consenso alla propaganda del regime porterà la rivista alla chiusura nel 1940, pochi mesi dopo l’entrata nella seconda guerra mondiale.

Il frontespizio - 1936Nella redazione di «Frontespizio» confluirono intellettuali giovani o già maturi; accanto a Giovanni Papini, che aveva superato la fase lacerbiana e si era reso protagonista di una spettacolare conversione, grazie alla quale la sua penna graffiante continuò ad esercitarsi su temi religiosi di vasto respiro, si ponevano i più giovani Bargellini, Betocchi e Lisi che portavano la loro riflessione su uno stile centrato nella toscanità, che però da «strapaese» si muoveva verso un più ampio orizzonte europeo, per approdare di lì a poco all’ermetismo di Luzi. La personalità di un allora giovanissimo critico letterario come Carlo Bo, che iniziò la sua collaborazione nel marzo del 1931, ebbe l’effetto dirompente di attrarre sempre più il lavoro di tutta la redazione verso valori morali forti e verso una letteratura che ne potesse essere latrice autentica, come verrà magistralmente espresso nel saggio Letteratura come vita, pubblicato nel numero di settembre del 1938, che segna anche la fine della collaborazione di Bo con la rivista.

Il frontespizio - 1937All’interno dei vari interessi di «Frontespizio», che si aprì a tutte le arti pur lasciando l’accento sulla letteratura, la musica venne affidata soprattutto alla penna di Rodolfo Paoli (1905-1978). Insigne germanista – e come tale firmò moltissimi altri articoli sulle pagine della rivista – Paoli fu l’autore della prima monografia italiana dedicata a Debussy2. Il suo stile è sempre equilibrato e l’orientamento cattolico di fondo è spesso percepibile senza però mai diventare preponderante. Gli interventi sono in genere recensioni a volumi di argomento musicale o musicologico che danno l’occasione all’autore per sviluppare temi che ritiene interessanti, corroborati da osservazioni e giudizi personali. È il caso, solo per citare alcuni esempi tra i 22 interventi che portano la sua firma, di un articolo del 1930 sui gusti musicali di Vittorio Alfieri, stimolato dalla lettura di uno studio critico su Abele3; di un intervento sui destini della musica sacra in Italia dopo l’ascolto di una passione di Fernando Liuzzi4, ricavata da un antico laudario cortonese; della recensione ad una biografia di Chopin, che avvia l’auspicio di una riscoperta del compositore, che superi l’anti-romanticismo e l’anti-sentimentalismo imperante5.

Particolarmente significativi per delineare la figura di Paoli e l’orientamento della rivista, sono i due articoli pubblicati nel maggio e nel giugno del 1940 dedicati ad autori di area inglese, Purcell e Händel; parlare positivamente della musica inglese proprio nel momento in cui l’Italia entrava in guerra contro la Gran Bretagna era un modo di prendere posizione in un’Italia dominata dalla dittatura6.

Tra gli altri interventi musicali ricordiamo l’ampio articolo su Palestrina di Augusto Hermet7 e i due articoli firmati da Giovanni Papini, nello stile tipico del frammento8.


Note

1 Luigi Fallacara (a cura di), Il Frontespizio. Antologia (1929-1938), San Giovanni Valdarno/Roma, Luciano Landi Editore, 1961, p.10.

2 Rodolfo Paoli, Debussy, Firenze, Sansoni, 1940.

3 Rodolfo Paoli, La Tramelogedia, «Frontespizio», IV, 7, luglio 1932, pp. 14.

4 Id., Note, ivi, V, 4, aprile 1933, pp. 20-21.

5 Id., Il tormento di Chopin, ivi, VI, 7, luglio 1934, pp. 21-22.

6 Id., Enea e Didone, ivi, XII, 5, maggio 1940, pp. 274-76; Id., Aci e Galatea, ivi, XII, 6, giugno 1940, pp. 367-71.

7 Augusto Hermet, Palestrina, ivi, IV, 8, agosto 1932, pp. 6-7.

8 Giovanni Papini, Sempre Beethoven, ivi, III, 8, agosto 1931, pp. 3-5; Id, Note non musicali sulla musica, ivi, IX, 5, maggio 1937, pp. 323-26.

 

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