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Il ponte

Scheda introduttiva a cura di Benedetta Meoni

Il PonteLa rivista «Il ponte» fu fondata da Piero Calamandrei (1889-1956), giurista dotato di una solida cultura umanistica, avvocato e professore universitario). Il primo numero uscì nell’aprile 1945 col titolo «Il ponte. Rivista mensile diretta da Piero Calamandrei»; dal primo numero del secondo anno (gennaio 1946) il sottotitolo cambiò in «Rivista mensile di politica e letteratura diretta da Piero Calamandrei», nell’ottobre del 1956, (XII, 10) anno in cui Calamandrei mancò, divenne «Rivista mensile di politica e letteratura fondata da Piero Calamandrei». La rivista, tutt’ora in corso, esce oggi col titolo «Il ponte. Rivista di dibattito politico e culturale fondata da Piero Calamandrei», usato dal 1984. Diverse anche le case editrici a cui la redazione della rivista si è appoggiata: le prime due annate della rivista uscirono per i tipi di Le Monnier, poi, per dissapori con la direzione, Calamandrei fu costretto a passare a La nuova Italia, che curò l’uscita della rassegna dal 1947 fino al 1984, seguita da Manzuoli (1984-85), Sansoni (1985-86) e infine Vallecchi. La rivista ha periodicità mensile (solo dal 1984 al 1990 ebbe periodicità bimestrale), il formato tipo libro (22×15), ha un numero di pagine inizialmente intorno al centinaio, poi, come si precisa dal primo numero del 19461, i fascicoli sono di 96 pagine.

Prescindendo dall’anno di esordio, che inizia col mese di aprile e finisce col mese di dicembre, l’annata comincia regolarmente col mese di gennaio e finisce col mese di dicembre, con l’uscita il primo di ogni mese; si usa accorpare in un solo fascicolo due numeri dei mesi estivi (o luglio e agosto, o agosto e settembre, come avverrà dal 1947, con uscita a fine agosto). Il titolo e il logo della rivista (un ponte crollato, con una trave gettata attraverso, e un uomo, con un utensile da lavoro in spalla, che attraversa il fiume) rappresentano il programma che si intendeva portare avanti: ricostruire, non solo la continuità col passato, ma soprattutto ristabilire l’integrità morale dell’uomo, disgregata con la dittatura fascista e la Seconda Guerra Mondiale2; la rivista nacque con una caratterizzazione politico-letteraria, in cui due discipline (politica e letteratura, appunto) non rimanessero estranee alla vita sociale. Infatti si è sempre cercato di mantenere arte e letteratura strettamente connesse con l’impegno civile; un interesse puramente artistico era ritenuto sterile e riduttivo; d’altro canto la letteratura e l’arte non avrebbero mai dovuto essere piegate a un programma politico o a dogmi religiosi.

Il ponte culturale da ricostruire era costituito quindi dal recupero della letteratura del passato, in particolare gli autori trascurati dal fascismo. Inoltre si intendeva stabilire un ponte ideale tra la cultura tradizionale delle regioni italiane, allargando anche la prospettiva allo status politico e letterario della principali nazioni europee e extra-europee; non mancarono saggi dedicati a regioni periferiche o alla letteratura dialettale e ci furono anche numeri monografici dedicati a nazioni europee3. Per quanto riguarda la letteratura straniera, diversi critici letterari si occuparono del Novecento europeo e americano4. La rivista nacque nel primo anno del dopoguerra, in un periodo di aspro scontro politico, segnato dai complessi problemi derivanti dalla questione istituzionale, dalla preparazione delle elezioni per l’Assemblea Costituente e dalle difficoltà della ricostruzione materiale del paese.

All’esordio la redazione è guidata da Piero Calamandrei, in veste di direttore, affiancato da Alberto Bertolino, economista, redattore per la parte economica, da Enzo Enriquez Agnoletti, che curava la parte politica, da Vittore Branca, letterato di area democristiana, redattore della parte letteraria e da Corrado Tumiati, segretario di redazione, anche lui di formazione umanistica. Questa redazione fu affiancata da un ampio numero di collaboratori: per quanto riguardava la parte politica, si trattò in gran parte esponenti della sinistra democratica o vicini all’impostazione culturale di Calamandrei (Gaetano Salvemini, Arturo Carlo Jemolo, Iganzio Silone, Norberto Bobbio, Massimo Mila, solo per citarne alcuni), per la parte letteraria molti letterati e scrittori provenivano sia da aree della sinistra democratica, sia da aree di stampo antifascista cattoliche e comuniste, per mantenere viva la collaborazione e il dialogo tra intellettuali di fedi differenti (si possono ricordare Carlo Levi, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Vasco Pratolini, Elio Vittorini, Cesare Pavese, Carlo Cassola, Italo Calvino, Umberto Saba, Primo Levi, e i critici, Pietro Pancrazi, Attilio Momigliano Mario Fubini, oltre a Branca).

La rivista generalmente si articola in sei o più articoli di fondo, sviluppati a piena pagina, ed equamente ripartiti tra politica e letteratura; solitamente: l’editoriale d’apertura, firmato Il ponte (di solito scritto da Calamandrei) è dedicato in genere al commento di un fatto politico, seguono poi saggi di politica economica, o ideologici. A questi si accosta un egual numero di articoli letterari: saggi, testi di narrativa, anche a puntate, oppure poesia commentata.

Dopo questa prima sezione, c’è una parte dedicata alle rassegne; quando è presente, è sviluppata a piena pagina: può comparire con diversi titoli (Rassegna della resistenza europea o Documenti e Problemi o Rassegne e Documenti o semplicemente Rassegne), è di solito dedicata a documenti e memorie della resistenza o a vari argomenti di carattere culturale come politica o storia o qualche sporadico articolo sullo spettacolo (teatro cinema e musica); generalmente si tratta di questioni politiche e culturali di stretta attualità. La sezione delle Recensioni è sviluppata su due colonne, con recensioni di volumi di saggistica su svariati argomenti di carattere politico, (in particolare storia italiana del Novecento o riflessioni sul pensiero politico, oppure problemi relativi alla ricostruzione di un ordine internazionale), ma anche di carattere artistico e letterario. In fondo si trovano altre rubriche importanti.

La prima è Cantiere, con informazioni, iniziative e commenti legati all’attualità politica e sociale, sia interna, sia internazionale; poi, con presenza discontinua, Idrometro, firmata da Il Pontiere, pseudonimo che copre lo stesso Calamandrei, il quale elenca piccoli episodi e aneddoti sul costume degli italiani, sul loro scarso senso civico, ma soprattutto sull’inefficienza dell’amministrazione e sulla corruzione pubblica e privata.

Infine Il Novellino, una breve novella con un commento finale, spesso sulle esagerazioni e sul costume fascisti, e talvolta la rassegna Libri ricevuti, con un elenco di titoli di saggistica varia e nuovi romanzi, con un brevissimo commento e accompagnati dal prezzo.

Le rubriche Idrometro e Novellino cessano nel 1948, ma nel 1949 compare la nuova rubrica Ritrovo, che sotto forma di lettere alla redazione, raccoglie le note più polemiche della rivista.

La parte più cospicua degli articoli ad argomento musicale è costituita dai brevi saggi negli articoli di fondo; si affrontano svariati argomenti: innanzitutto Vittorio Gui, critico ufficiale della rivista, che sostiene l’importanza della ripresa di una vita musicale nell’Italia della ricostruzione, poi Roman Vlad, presente con scritti sulla musica contemporanea e sulla musica americana, e Dario De Rosa che parla della vita musicale a Trieste (nel numero monografico dedicato alla città). Un altro nutrito gruppo di articoli è costituito dalle recensioni a nuove pubblicazioni ad argomento musicale, sempre firmate da Vittorio Gui, mentre altri possono trovarsi nella sezione dedicata alla rassegne. Un cenno a parte meritano gli articoli che raccontano la situazione che si stava profilando nei paesi sovietici o aderenti a un regime comunista: infatti la promulgazione di documenti programmatici che regolavano la produzione musicale, limitava la libertà creativa degli artisti. Da citarsi a questo proposito, una polemica lettera di Massimo Mila, nella rubrica Ritrovo, e un altrettanto polemico articolo di Luigi Dallapiccola riguardo a un Progetto di un piano quinquennale per i compositori e musicisti della Cecoslovacchia, documento approvato nel 1948 dai musicisti cecoslovacchi aderenti al regime, dalle linee programmatiche fortemente limitative.

Note


1 L’indicazione del numero di pagine appare sul retro della copertina, assieme ai dati sulla Redazione.

2 Il programma si può leggere per esteso nel primo numero della rivista. «Il ponte. Rivista mensile diretta da Piero Calamadrei», I, 1, aprile 1945, Il nostro programma, pp.1-3.

3 Si possono citare per esempio il numero monografico su Trieste («Il ponte. Rivista mensile di politica e letteratura diretta da Piero Calamandrei», IV, 4, aprile 1948), o sulla Germania (III, 8-9, agosto-settembre 1947); Carlo Levi apparve con alcuni capitoli del suo Cristo di è fermato a Eboli, mentre di letteratura dialettale si occupò il critico Mario Fubini.

4 Siro Ferrone, Le pagine letterarie del Ponte,  «Il ponte. Rivista mensile di politica e letteratura fondata da Piero Calamandrei», XXXI, 11-12, 30 novembre-31dicembre 1975, pp.1382-83

 

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