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Pan

(1933-1935)

Scheda introduttiva di Daniela Gangale

PanLa rivista «Pan» costituì la continuazione del precedente mensile «Pegaso»1, che aveva cessato le pubblicazioni nel giugno del 1933. Il primo numero di «Pan» venne pubblicato infatti nel dicembre di quello stesso anno e vide tra i suoi protagonisti quegli stessi intellettuali che avevano dato vita a «Pegaso»: Ugo Ojetti come direttore, Pietro Pancrazi e Giuseppe De Robertis, che in questa seconda iniziativa editoriale intensificò la sua collaborazione e ricoprì la carica di segretario di redazione insieme con Guido Piovene.
Le pubblicazioni, per i tipi della Rizzoli, Milano-Firenze-Roma, si susseguirono mensilmente con regolarità fino al dicembre del 1935. La copertina, molto semplice nell’impostazione grafica e simile a quella di «Pegaso», era bianca con la testata in grandi caratteri, il sottotitolo «Rassegna di Lettere Arte e Musica» e una piccola incisione raffigurante il dio Pan. Nel frontespizio, che riproduceva la copertina, l’incisione era accompagnata da una citazione: «E lo chiamavano Pan perché rallegrò l’animo a tutti gli dei», Inni Omerici XIX.
Rispetto alla precedente «Pegaso», «Pan» si proponeva come una rivista di più ampi interessi: apriva infatti le sue pagine ad articoli di letteratura classica, greca e latina, alla storia, all’archeologia, alle letterature straniere, anche del passato. Il taglio generale tendeva però a distaccare il proprio sguardo dall’attualità e dal contemporaneo per dirigersi invece nettamente al passato, con un piglio volto più all’erudizione che all’informazione. Lo spazio per l’attualità in «Pan» era concentrato infatti solo alla fine della rivista, nella sezione «Notizie» in carattere più piccolo; ciascuna di queste pagine, in numero variabile per ogni fascicolo, era dedicata ad un settore disciplinare (Letteratura italiana, francese, spagnola, etc.; Musica; Teatro; Cinema; Filologia classica; Linguistica; …). In questo modo, in maniera irregolare ma continua, i lettori venivano aggiornati sulle novità di settore, dall’editoria agli spettacoli, dai convegni alle direttive del governo, con ragguagli anche su quanto accadeva all’estero.
Quello che risulta evidente, leggendo gli articoli di questa rivista, è un più consistente omaggio al Fascismo, che se in «Pegaso» era presente ma ancora solo accennato, in «Pan» è ormai innegabile. Il primo numero si apre con un articolo del direttore Ojetti, Scritti e discorsi di Benito Mussolini, seguito da un intervento di Piero Misciattelli, Lettere giovanili di Benedetto XV dalla Spagna: un chiaro omaggio, insomma, ai due poteri forti e conservatori presenti in Italia, la Chiesa e il regime.
La musica è presente in «Pan» con 54 contributi, per lo più recensioni di volumi o medaglioni dedicati a compositori scomparsi. Le pagine delle «Notizie» dedicate alla musica sono 13 in totale e contengono informazioni di diversi generi, molto sintetiche ma spesso orientate criticamente. È in una di queste pagine, ad esempio che si comunica la decisione del governo tedesco di destituire dall’incarico i direttori d’orchestra ebrei e di mettere al bando la musica di compositori appartenenti a quella religione2 oppure si danno ragguagli sul discorso in Parlamento di Adriano Lualdi, a favore di una più ampia diffusione della musica contemporanea negli enti musicali pubblici3.
Un tratto che accomuna la maggior parte dei contributi è lo spiccato nazionalismo, che prende la forma di una riflessione sulla musica dell’ultimo trentennio e sui caratteri dell’arte fascista nell’importante contributo di Pizzetti, Questa nostra musica4, oppure rintraccia l’influenza dei compositori italiani nella musica tedesca5 o ancora evidenzia l’italianità di Ferruccio Busoni, a torto misconosciuta6: ogni occasione per ribadire l’eccellenza della musica italiana e il ruolo di ispirazione e guida per l’occidente che ha ricoperto nei secoli passati, viene colta con compiacimento dai redattori di «Pan».
Tra le firme musicali più importanti che collaborarono alla rivista, oltre a quella già citata di Pizzetti, ricordiamo Massimo Mila, Guido Maggiorino Gatti, Luigi Ronga, Luigi Colacicchi, Andrea Della Corte e Guido Pannain.
In controtendenza rispetto alle riviste coeve ma perfettamente in linea con gli orientamenti eruditi del progetto editoriale, si trovano in «Pan» alcuni articoli dedicati alla musica antica: recensioni a volumi oppure interventi su autori come Monteverdi7 e Bach8.
Si inserisce nel dibattito sull’interpretazione, che appassionava gli ambienti crociani in quegli anni, un articolo di Alfredo Parente9 notevole per ampiezza e profondità di ragionamento.

Note


1 Per gli orientamenti di questa prima rivista vedi la scheda introduttiva a «Pegaso» in questa banca dati.
2 Notizie: Musica, «Pan», III, 2, febbraio 1935, p. 318.

3 Notizie: Musica, ivi, III, 6, giugno 1935, p. 317.

4 Ildebrando Pizzetti, Notizie: Musica, ivi, III, 6, giugno 1935, p. 317.

5 Guido Maggiorino Gatti, Nazione e tradizione nella musica tedesca, ivi, I, 1, dicembre 1933, p. 91-102.

6 Gisella Selden-Goth, Ferruccio Busoni. 1866-1924, ivi, II, 9, settembre 1934, pp. 76-86.

7 Jack Allan Westrup, Monteverdi in Inghilterra, ivi, III, 2, febbraio 1935, pp. 442-46.

8 Alfred Einstein, J.S. Bach e l’Italia, ivi, III, 4, aprile 1935, pp. 570-77.

9 Alfredo Parente, Creazione, interpretazione e tecnica musicale, ivi, II, 1, gennaio 1934, pp. 245-52.

 

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